Lapo Ceccherelli startup Filo
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Lapo Ceccherelli: “Cambio vita con la mia startup!”

Abbiamo chiacchierato con Lapo Ceccherelli, co-fondatore e Chief Commercial Officer di Filo, la startup produttrice dell’omonimo dispositivo ritrova oggetti.

Lapo ci ha raccontato com’è nata l’idea di creare una startup e il percorso che l’ha portato a decidere di lasciare il suo lavoro, uscire dalla comfort zone e investire tempo ed energie – tante energie! – in una nuova impresa.

Questa è la storia di un cambiamento e di un sogno che si è realizzato, in Italia. Perché sì, anche in Italia c’è spazio per i sogni: “basta” trovare le giuste persone e… il resto te lo racconta Lapo in questa intervista.

1) Ciao Lapo, vuoi presentarci Filo?
Filo è il mio primo figlio. Solo che l’abbiamo fatto in 5 mesi invece che in 9.

A parte gli scherzi, è un piccolo dispositivo che comunica bluetooth con il tuo telefono. Puoi attaccarlo agli oggetti che non vuoi perdere o dimenticare, come le chiavi, il portafoglio e la borsa e, tramite l’app, ritrovarli.

In poche parole, Filo è per quelli che si dimenticano sempre le cose in giro.

2) Com’è nata l’idea di dedicarti a un tuo progetto?
Io sono un grafico e, prima di Filo, lavoravo in un’agenzia pubblicitaria. A un certo punto ho capito che quello non era il futuro che volevo, avevo voglia di mettermi in gioco e di sentirmi più autonomo.

Seguivo lo scenario startup italiano e volevo capire meglio questo mondo. Una sera incontro un amico che mi racconta di InnovAction Lab, un corso tenuto da Augusto Coppola, che insegna come sviluppare un’idea imprenditoriale.

Durante la presentazione del corso, una frase mi è rimasta impressa: “InnovAction Lab cambierà la vostra vita. Il vostro futuro dipende dalle vostre capacità e dalla vostra voglia di fare, e basta”. Era quello che volevo sentirmi dire da tempo.

Ho partecipato al corso e ho incontrato, in un campo da rugby, i miei attuali soci: Giorgio, Roberta, Stefania e Andrea. Stavamo cercando tutti una nuova occasione per metterci in gioco.

Dopo InnovAction Lab ho deciso di provarci davvero. Non sapevo cosa mi aspettava, ma ho deciso di lasciare il mio lavoro per iniziare quest’avventura… uscivo finalmente dalla mia comfort zone!

3) Filo è il risultato del lavoro di cinque ragazzi che hanno partecipato a un programma di accelerazione per startup. Ci racconti meglio questo percorso?
Dopo InnovAction Lab, Augusto Coppola, che è anche il direttore dell’acceleratore di startup Luiss Enlabs, ci ha invitati a partecipare a un programma di accelerazione di 5 mesi.

Ci avrebbero finanziato 60.000 euro, fornito la formazione e noi, in cambio, dovevamo portare il nostro progetto da semplice idea a prodotto finito, vendibile sul mercato.

Abbiamo accettato la sfida e l’abbiamo vinta. Alla fine dei 5 mesi abbiamo ingegnerizzato, prodotto e venduto le prime 2.000 unità.

4) Qual è stata la fase più difficile nella storia della vostra giovane impresa?
Ci sono stati tanti momenti bui, ma con convinzione, intraprendenza e un po’ di fortuna ne siamo sempre usciti.

C’è stato un momento in cui ci siamo resi conto di quanto fosse complesso gestire un progetto hardware. Eravamo lenti e dovevamo gestire molto di più di quello che avevamo previsto, e questo ci deprimeva.

Con l’esperienza abbiamo capito come bilanciare velocità di esecuzione, tempi di sviluppo e qualità del prodotto.

5) Quanto e in che modo vi è stata utile l’esperienza dell’acceleratore?
Iniziare il percorso dentro un acceleratore come Luiss Enlabs è stato fondamentale.

Ci ha insegnato cosa significa fare una startup, quali sono le figure coinvolte, come organizzare il lavoro, e a rispondere, in modo veloce, ai riscontri esterni per crescere.

La seconda opportunità è la rete che ti offre. Puoi contare su advisor di esperienza, consulenti, e conoscere chi, una volta finito il percorso di accelerazione, può aiutarti a fare un passo avanti: i business angel e i fondi d’investimento privati.

Ultimo ma non meno importante: puoi confrontarti con le altre startup dell’incubatore, imparare da loro ed evitare di fare gli stessi errori.

6) E una volta usciti dall’acceleratore, è stato semplice trovare nuove risorse per andare avanti?
Non è mai semplice. Questo è un mondo fatto principalmente di numeri. Se non li fai, sei poco appetibile per chi deve investire su di te.

Fare parte di un ecosistema rende le cose più semplici, ma dipende sempre dalla sostenibilità del tuo business model e, soprattutto, dal team.

Noi, dopo diverse trattative, abbiamo chiuso un round d’investimento da 500.000 euro.

È bellissimo vedere che c’è chi crede in te, oltre te stesso.

7) Qual è stato, secondo te, il punto di forza che vi ha permesso raggiungere il vostro obiettivo?
Senza ombra di dubbio, il team. Le prime persone che sviluppano l’idea sono fondamentali. Devono avere le competenze per coprire tutti i settori che compongono il business, almeno all’inizio. Devono essere unite, pazienti e avere voglia di mettersi in gioco.

8) Che consigli o avvertimenti ti sentiresti di dare a un giovane che, come te, ha il sogno nel cassetto di creare la sua impresa?
Il primo consiglio è: da solo non vai da nessuna parte, quindi trova il team giusto con cui iniziare.

Non tenere nascosta la tua idea, non serve a niente. Solo parlandone riceverai i riscontri essenziali per migliorarla. E non innamorarti troppo di quella iniziale, perché evolverà in continuazione.

Non avere mai paura di fallire, ma impara la lezione e riparti. Impara le regole del gioco, per esempio partecipa a un programma di accelerazione, e lavora per aumentare la soddisfazione del tuo cliente.

Ultima cosa: non è vero che in Italia non ci sono opportunità… non devi andartene per forza!

9) Quali sono i progetti per il futuro di Filo?
Stiamo sviluppando un secondo prodotto, ma siamo in fase di ricerca e sviluppo ed è ancora presto per parlarne.

10) Raccontaci il tuo sogno nel cassetto.
Riuscire a lavorare 4 ore al giorno, possibilmente in costume, poi andare a provare per il tour in Sud America con il mio gruppo electro-funk!

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